venerdì 29 maggio 2015

Le macchine possono imparare dagli errori.

Una scena del film: Io, Robot
E' certo.
Con il passare degli anni la tecnologia ha preso il sopravvento. E' anche vero che se per molti questa è una notizia buona, per altri è realmente demotivante.
I complottisti credono in scenari apocalittici tipo "Terminator" o "Io, Robot" (che ho trovato affascinanti, ma non perdiamoci in chiacchiere), altri credono nella perdita del valore del lavoro. Infatti l'antico detto "Il lavoro nobilita (e spesso mobilita) l'uomo" rischia di perdere il suo significato con l'ingresso nella tecnologia industriale, di macchinari e bracci meccanici che stanno letteralmente mandando a casa operai fatti di ossa, sangue e cartilagine.
Ma se da un lato la macchina prende il posto dell'uomo togliendogli il lavoro, da un altro lato lo facilita, agendo su campi che per un essere umano sono assolutamente inaccessibili.
Un esempio è il caso dei droni che hanno conquistato i social, non solo per fini militari ma anche per semplice divertimento amatoriale di fotografi e curiosi.
Purtroppo si sa, la tecnologia non va avanti per meri fini ludici. Il più delle volte una ricerca scientifica è stata fatta per sopravvivenza oppure per motivi bellici. I droni sono stati creati con l'idea di essere guidati con un computer di bordo in assenza di pilota. Quale comodità per gli eserciti!
Ma non siamo qui per parlare di guerra o prenderne una posizione a riguardo.

Come detto sopra, le macchine hanno facilitato, molto spesso, il lavoro dell'uomo.
Il robot esapode che impara dai suoi errori
Un nuovo progetto è stato realizzato da una università parigina. Stiamo parlando di un robot esapode (per i meno abbienti ai lavori: con sei zampe) utile nelle operazioni ad alto rischio come ricerche nello spazio, in fondo al mare o in caso di calamità naturale. Fin qui nulla di particolare se non fosse che il robottino ben si adatta a possibili malfunzionamenti. Infatti, nel caso della rottura di una o alcune delle zampe con cui esso "deambula", il robot ben si adatta all'ambiente e al suo danno, riformulando i suoi movimenti per essere il più efficiente possibile nonostante il malfunzionamento.
Tutto questo avviene per mezzo per mezzo di un algoritmo intelligente di "trial and error", il comunissimo modus operandi: sbagliando si impara. Infatti, proprio provando e calibrando il movimento, la macchina capisce quale parte del suo meccanismo non funziona e pertanto re-impara a muoversi efficientemente in seguito di alcune previsioni.
Tempo medio della verifica e dell'adattamento? Poco più di un minuto.
Tuttavia questo meccanismo non vale solo per questo simpatico "ragnetto" robotico, ben si adatta anche ai bracci robotici.
La convinzione degli esperti è che questi prototipi potrebbero lavorare benissimo in quelle situazioni disastrose e pericolose in cui l'uomo cerca di non invischiarsi direttamente e pertanto, in caso di danni o errore, possano riadattarsi a tempo di record diminuendo i costi di riparazione o eventualmente evitando il fallimento della missione.
Ebbene, dietro un meccanismo del genere ci sono dietro anni di studio. Quindi, se siete cosi desiderosi di creare un robot o un videogioco, dovete ben sapere che dietro ci sono libroni e nozioni di matematica ed ore di studio sui vari linguaggi di programmazione.
Quindi, quando vi chiedete: "a cosa mi serve la matematica? ", leggete attentamente questo post e rispondetevi da soli.

Fonte: Nature

Il vostro Informatore

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