lunedì 25 maggio 2015

Le origini dell'Alzheimer sono legate all'incremento dell'intelligenza umana.

Siamo abituati ad approcciarci ogni giorno alle malattie. Sicuramente, uno dei malesseri peggiori della società contemporanea è l'Alzheimer. Non serve dare una definizione, i sintomi bastano per spiegarne la terrificante natura:
-perdita di memoria a breve termine;
-disorientamento;
-depressione;
-incapacità di prendersi cura di se stessi. 
Nonostante si conoscano molto bene i sintomi, non si conoscono ancora le cause di questa patologia. Il 70% dei casi sembra legato alla genetica, ormai diventata protagonista del blog, il restante 30% a ipertensione, depressione, traumi. 
Per la società in cui viviamo, dove la reattività e la memoria sono alla base della crescita personale, l'Alzheimer è sicuramente uno dei disagi neurologici più temuti. Con l'avanzare dei sintomi, le facoltà mentali basilari vengono perse ed una rapidissima degenerazione porta alla morte dopo pochi anni dalla diagnosi. L'intelligenza, la motivazione e l'ambizione nulla possono contro questa demenza invalidante.
Sebbene la causa della malattia sia ancora un grosso punto di domanda, l'origine di certo non lo è più. In un articolo scientifico di questo mese, un team di ricercatori cinesi ha affermato che l'origine del morbo più temuto del momento è certamente legato all'incremento dell'intelligenza umana,
Sembra un controsenso ma non lo è assolutamente.
Secondo questo studio, la selezione naturale ha guidato (tra i 50'000 e i 200'000 anni or sono) i cambiamenti di 6 geni coinvolti nello sviluppo del cervello. Questo ha portato ad un aumento delle connessioni neurali ma non senza risvolti negativi. Infatti si deduce che gli stessi geni siano legati allo sviluppo del morbo. Probabilmente, l'incremento dell'intelligenza ha portato il cervello a scontrarsi con una nuova domanda metabolica.
Il legame Alzheimer/intelligenza spiegherebbe anche il motivo per cui gli uomini sono gli unici colpiti dalla malattia; nemmeno i nostri cugini, gli scimpanzè, ne sono affetti. Questo perché la selezione naturale ha dato all'uomo la possibilità di diventare "l'animale intelligente".

Ad oggi la terapia può semplicemente alleviare i sintomi senza tuttavia debellare la malattia e la prevenzione può ben poco. Tuttavia le regole sono sempre le stesse: una buona attività intellettuale, una vita sana, una dieta equilibrata e delle giuste abitudini sembrano essere degli ottimi alleati contro la malattia di Alzheimer e non solo.
Quando Steve Jobs recitò la frase "Stay hungry, stay foolish!" sicuramente non si riferiva ai malati di Alzheimer. Tuttavia è una frase che possiamo riproporre a coloro che fanno ricerca, al fine di essere curiosi senza farsi mettere i bastoni tra le ruote da parte delle gente colma di pregiudizi, e soprattutto a voi lettori affinchè continuiate ad usare il cervello e tenerlo ben attivo.
Non vi costa niente. Informatevi, scoprite, documentatevi. E farlo da questo piccolo supporto, sicuramente, è un buon inizio.
Il vostro Informatore

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